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O·MNIA
VISION · OCULISTICA
Tracce per i video
Scalette per i primi video parlati, da dire con parole vostre
OmniaVision —
Shooting di martedì 21 luglio 2026
Prima di iniziare, una cosa importante. Queste NON
sono battute da imparare a memoria: sono scalette. Ogni traccia ha 4-6
punti da toccare con le vostre parole, come le direste
a un paziente seduto davanti a voi. Se una frase non vi suona naturale,
cambiatela. Meglio un video vero e un po’ imperfetto che uno recitato.
Ogni video si può rifare quante volte serve: sbagliare non costa
nulla.
Durate indicative: sono un riferimento, non un cronometro. Se sforate
di dieci secondi va benissimo.
PARTE 1 — Traccia
n. 1: Presentazione personale
(una per ciascuno dei tre medici, 30-45 secondi, da soli davanti
alla camera)
Schema (5 punti)
- Chi sono — nome, cognome, “medico oculista”.
- Dove visito — la propria città e il proprio studio
(Montesilvano / Avezzano / Ortona).
- Di cosa mi occupo — l’area di cui vi occupate,
detta in parole semplici, come la spieghereste a un paziente. Niente
elenchi tecnici: una o due cose, quelle vere.
- Perché faccio questo lavoro / cosa mi sta a cuore —
il punto più importante del video. Una frase personale e sincera: cosa
vi piace di questo mestiere, cosa cercate di dare ai pazienti (ascolto,
chiarezza, tempo).
- Chiusura — un invito semplice e non commerciale:
“Ci vediamo nel mio studio di [città]” oppure “Se avete dubbi sulla
vostra vista, una visita è sempre il primo passo giusto”.
Esempio
compilato (medico fittizio, solo per capire il tono)
“Buongiorno, sono il dottor Mario Esempio, medico oculista. Visito
nel mio studio qui a [città], dove ricevo i miei pazienti da diversi
anni. Mi occupo di salute degli occhi a tutte le età: dalle visite di
controllo ai problemi di vista più importanti. Quello che mi sta più a
cuore, in questo lavoro, è che il paziente esca dalla visita avendo
capito davvero come stanno i suoi occhi. Prendersi il tempo di spiegare,
per me, è parte della cura. Se è da un po’ che non controllate la vista,
vi aspetto in studio. Una visita è sempre il primo passo giusto.”
Nota sul tono: nessuna promessa, nessun vanto,
nessun “siamo i migliori”. Solo chi siete, dove siete, e come lavorate.
È esattamente questo che rassicura.
PARTE 2 —
Traccia n. 2: Video di gruppo “Chi siamo”
(i tre medici insieme, 45-60 secondi)
Chi dice cosa lo decidete voi sul momento: l’importante è che
parliate tutti e tre. Uno schema possibile:
- Apertura (uno dei tre): “Siamo tre medici oculisti”
+ i tre nomi, ciascuno detto dal diretto interessato (“Io sono…”).
- Le tre città (a turno): ognuno dice dove visita —
Montesilvano, Avezzano, Ortona. Il messaggio, senza bisogno di dirlo con
uno slogan: siamo vicini a voi, in tre punti dell’Abruzzo.
- Cosa ci unisce (uno dei tre): lo stesso modo di
intendere questo lavoro — visite fatte con calma, spiegazioni chiare, un
percorso seguito dalla prima visita in poi, sempre dalla stessa
persona.
- L’esperienza comune (facoltativo, uno dei tre): se
vi va, potete citare il percorso professionale condiviso e la
collaborazione con l’Ospedale Pierangeli di Pescara, come dato di fatto,
senza aggettivi.
- Il nome (uno dei tre o tutti): “Insieme siamo
OmniaVision”.
- Chiusura (uno dei tre): un invito sobrio: “Ci
trovate nei nostri studi. Prendersi cura della vista comincia da una
visita.”
Da evitare in questo video: superlativi
(“eccellenza”, “i migliori”, “all’avanguardia”), promesse di risultato,
qualsiasi frase che suoni da pubblicità. Il video funziona se sembra una
presentazione, non uno spot.
PARTE
3 — Tracce per i video “Il dottore risponde” / “Falsi miti”
(video singoli, 45-90 secondi l’uno. Ogni medico sceglie le
domande con cui si sente più a suo agio: gli argomenti NON sono
assegnati.)
Chiusura standard, uguale per tutti i video di questa
serie (da dire con parole vostre):
“Questo vale in generale: per il suo caso specifico serve una visita,
perché ogni occhio è diverso.”
Traccia n. 3
— “Guardare gli schermi rovina la vista?”
- È la domanda che ci fanno più spesso, ed è giusto farla.
- Per quel che ne sappiamo oggi, gli schermi non causano danni
permanenti agli occhi di un adulto.
- Però affaticano, questo sì: davanti a uno schermo sbattiamo meno le
palpebre, e l’occhio si secca e si stanca. Da qui bruciore, visione un
po’ annebbiata a fine giornata, mal di testa.
- Il consiglio pratico: fare pause regolari guardando lontano — ogni
venti minuti circa, alzare lo sguardo dallo schermo per qualche
istante.
- Un discorso a parte meritano i bambini: per i loro occhi in
crescita, il tempo passato all’aperto, alla luce naturale, sembra essere
protettivo. Meno schermi, più cortile.
- Chiusura standard.
Traccia n. 4 — “La
cataratta può tornare?”
- Domanda frequentissima, e la risposta è rassicurante: no, la
cataratta operata non torna.
- Spiegare il perché in una frase: con l’intervento, il cristallino
opacizzato viene sostituito da una piccola lente artificiale, e quella
lente non si opacizza.
- Cosa può succedere, in alcuni casi anche a distanza di tempo: può
velarsi la sottile membrana naturale che sostiene la lente. La gente la
chiama “cataratta secondaria”, ma non è la cataratta che ritorna.
- È una situazione conosciuta e affrontabile: in genere si risolve con
un trattamento ambulatoriale. Sarà l’oculista, alla visita, a dire se e
quando serve.
- Chiusura standard.
Traccia
n. 5 — “Che differenza c’è tra oculista, ortottista e ottico?”
- Tre figure che spesso vengono confuse, ma fanno tre mestieri diversi
— e tutti e tre utili.
- L’oculista è un medico, specializzato in malattie
degli occhi: fa diagnosi, prescrive le cure, opera. È la figura a cui
rivolgersi quando c’è un problema di salute dell’occhio.
- L’ortottista è un professionista sanitario
laureato: esegue molti esami della vista e si occupa della
riabilitazione visiva, per esempio nei bambini. Spesso lavora in squadra
con l’oculista.
- L’ottico è la figura tecnica che realizza e adatta
gli occhiali, sulla base della prescrizione.
- Il messaggio finale: non sono in concorrenza, sono complementari. Ma
la salute dell’occhio — la diagnosi — è compito del medico
oculista.
- Chiusura standard.
Traccia
n. 6 — “Ogni quanto serve una visita oculistica?”
- Non esiste una regola uguale per tutti: dipende dall’età e dalla
storia di ciascuno.
- I bambini: una prima valutazione nei primi anni di vita e comunque
prima dell’inizio della scuola, anche se sembrano vederci
benissimo.
- Gli adulti: un controllo periodico anche in assenza di disturbi,
perché alcune malattie dell’occhio all’inizio non danno alcun
segnale.
- Dopo i 40-45 anni i controlli diventano più importanti: è l’età in
cui conviene iniziare a tenere d’occhio, tra le altre cose, la pressione
oculare.
- Chi ha malattie come il diabete, o casi in famiglia di malattie
oculari, ha bisogno di controlli più ravvicinati: l’intervallo giusto lo
stabilisce lo specialista, caso per caso.
- Chiusura standard.
Traccia n. 7 — “Il glaucoma
dà sintomi?”
- Risposta onesta: nella maggior parte dei casi, all’inizio, no. Ed è
proprio questo il punto.
- Il glaucoma danneggia il nervo ottico in modo lento e silenzioso: la
persona continua a vedere bene al centro, mentre il campo visivo si
restringe ai lati senza che se ne accorga.
- La vista persa per il glaucoma non si recupera: per questo la
diagnosi precoce fa la differenza.
- La buona notizia: scoprirlo in tempo è possibile, con una visita in
cui si misurano la pressione dell’occhio e lo stato del nervo ottico.
Esami semplici e non dolorosi.
- A chi pensarci in particolare: dopo i 40 anni, e a chi ha familiari
con glaucoma.
- Chiusura standard (qui particolarmente vera: senza visita, il
glaucoma non si vede).
Traccia
n. 8 — “Gli occhiali indeboliscono gli occhi?” (falso
mito)
- Falso mito tra i più diffusi: “se metto gli occhiali, l’occhio si
abitua e peggiora”.
- La verità: gli occhiali non indeboliscono nulla. Correggono un
difetto che esiste già, e permettono di vedere bene e senza sforzo.
- Allo stesso modo, non portarli non “allena” l’occhio: si fa solo più
fatica, con occhi stanchi e mal di testa.
- Nei bambini il discorso è ancora più serio: un difetto non corretto
negli anni giusti può impedire alla vista di svilupparsi bene. Lì gli
occhiali non sono un’opzione, sono una cura.
- Se la gradazione cambia nel tempo, non è colpa degli occhiali: è
l’occhio che cambia, e va semplicemente seguito.
- Chiusura standard.
Traccia
n. 9 — “Vedo dei puntini o dei filamenti che si muovono: devo
preoccuparmi?”
- Le cosiddette “mosche volanti”: puntini, filamenti, piccole ombre
che si spostano con lo sguardo. Un fenomeno molto comune.
- Nella maggior parte dei casi sono legate al normale invecchiamento
del gel che riempie l’occhio: fastidiose, ma benigne.
- Quando invece serve farsi vedere in tempi brevi: se
compaiono all’improvviso e in gran numero, se si accompagnano a lampi di
luce, o se si nota come una tenda o un’ombra fissa in una zona del campo
visivo.
- In quei casi non bisogna aspettare “che passi”: una visita
tempestiva permette di controllare la retina e stare tranquilli.
- Chiusura standard, con una sfumatura in più: nel dubbio, meglio una
visita in più che una in meno.
Traccia
n. 10 — “Lenti a contatto: le regole di buon senso”
- Le lenti a contatto sono uno strumento ottimo, se usate con qualche
regola semplice.
- Prima regola: igiene. Mani pulite quando si mettono e si tolgono, e
liquidi appositi per la conservazione.
- Seconda: mai acqua. Né di rubinetto, né in piscina, né al mare —
l’acqua e le lenti non vanno d’accordo, per una questione di sicurezza
dell’occhio.
- Terza: rispettare i tempi. Non tenerle più ore del dovuto e non
dormirci, salvo diversa indicazione dello specialista.
- Quarta, la più importante: se l’occhio diventa rosso, fa male o vede
peggio, togliere subito la lente e farsi vedere. Non insistere mai su un
occhio che protesta.
- Chiusura standard.
Traccia n. 11 — “Il
sole fa male agli occhi?”
- Il sole va goduto, ma gli occhi vanno protetti: la luce
ultravioletta, accumulata negli anni, non è amica dell’occhio.
- La protezione giusta: occhiali da sole di buona qualità, con filtri
certificati (la marcatura CE è il minimo). Non è una questione di moda
ma di filtro.
- Attenzione alle situazioni in cui il sole “rimbalza”: mare, neve,
superfici chiare. Lì la protezione serve ancora di più.
- I bambini non fanno eccezione, anzi: i loro occhi lasciano passare
più luce, e proteggerli da piccoli è un investimento.
- Una regola assoluta: non guardare mai il sole direttamente, nemmeno
per pochi secondi, nemmeno durante un’eclissi senza le protezioni
specifiche.
- Chiusura standard.
Traccia
n. 12 — “Ho il diabete: cosa c’entra con gli occhi?”
- C’entra molto, ed è bene saperlo: il diabete, negli anni, può
danneggiare i piccoli vasi della retina.
- Il punto delicato: questo danno, all’inizio, spesso non dà alcun
disturbo. Si può vedere benissimo e avere comunque qualcosa in
corso.
- Per questo chi ha il diabete ha bisogno di un controllo periodico
del fondo dell’occhio, anche se vede bene e anche se il diabete è ben
controllato.
- La buona notizia: seguito per tempo, insieme al proprio medico e al
diabetologo, il problema si può affrontare molto meglio.
- Chiusura standard, con l’invito rivolto anche ai familiari: se un
vostro caro ha il diabete, ricordategli il controllo della vista.
REGOLE D’ORO (da
tenere sott’occhio sul set)
- Frasi brevi. Una cosa per frase: se un concetto non
sta in un respiro, va spezzato in due.
- Mai numeri-promessa: niente percentuali di
successo, niente “nella quasi totalità dei casi”, niente statistiche a
memoria.
- Mai nomi di farmaci o di terapie specifiche: si
parla di “cure”, “trattamenti”, “colliri prescritti dallo specialista” —
la terapia si decide in visita, non in video.
- Mai “garantiamo”, “risolviamo”, “il migliore”: noi
informiamo e curiamo, non promettiamo risultati.
- Chiudere sempre allo stesso modo: il consiglio vale
in generale; per il caso specifico serve una visita. È la nostra firma,
e ci tiene anche dalla parte giusta delle regole sulla comunicazione
sanitaria.
Documento preparato da Hive Digital Studio per OmniaVision · luglio 2026.
Ogni testo passa da voi prima della pubblicazione.
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